Le fusioni globali hanno qualcosa di incredibilmente rapido e scioccante. Quando una società si fonde con un’altra, di colpo entrambe crescono in maniera esponenziale. Accade ogni volta, ma non sappiamo esattamente che cosa significhi.
Tempo fa condivisi cinque minuti di ascensore con un senatore di Washington prima di un’importante seduta del Congresso. Mentre discutevamo di questo fenomeno globale, disse: “Sicuramente le sette sorelle, le più importanti compagnie petrolifere, devono fare qualcosa di giusto per essere così grandi. Non possiamo pensarle solo come colossi indebitati, come aziende tecnologiche o come mostri alla conquista del mondo: per essere quel che sono devono pur fare qualcosa di giusto, non crede?”. Sono dieci anni che medito su quella domanda. Oggi vi sono soltanto cinque giganti petroliferi, quindi non tutti hanno fatto la cosa giusta. Eppure, in generale, la rapida espansione delle aziende è il risultato di azioni giuste? Che cosa si intende per “giusto”? Giusto per l’ambiente, per le persone di tutti i ceti, per il profitto dei proprietari a qualsiasi costo? La crescita di quelle società è buona o cattiva per il nostro mondo e i suoi abitanti?
Si considerino questi fatti:
1. cinquantuno delle prime cento economie più grandi al mondo sono multinazionali, non nazioni;
2. queste hanno enorme influenza politica;
3. le cento multinazionali più grandi (nomi che a tutti suonano familiari) controllano circa il 20% delle attività globali;
4. trecento multinazionali - come Honeywell, IBM, DuPont, Dow e Whirlpool - assommano a circa il 25% del patrimonio finanziario complessivo mondiale, un impatto piuttosto notevole;
5. fino al 40% del commercio mondiale è gestito da quelle multinazionali, e ciò spiega perché vengano studiate e imitate dalle società più piccole;
6. soltanto ventuno paesi hanno un prodotto interno lordo superiore al fatturato annuo di ognuna delle sei multinazionali più grandi.
Questo enorme aumento nelle dimensioni e nella portata di poche aziende chiave definisce il nostro mondo. Multinazionali da 300 miliardi di dollari con interessi in almeno 150 paesi non sono più una rarità. Appartengono a questo regno GE, Wal-Mart e Microsoft, fra le altre.
Credo che tale nuovo mondo globale possa contribuire a migliorare la vostra automobile, il vostro computer, la qualità e l’igiene dei vostri alimenti e medicine; la durata, la comodità e la soddisfazione della vostra vita e persino l’edilizia e gli accessori della vostra casa. Nel fare ciò, si possono anche affrontare i problemi sociali insieme ai governi, in maniera positiva sia per la società sia per líeconomia. Anzi, bisogna farlo: è in gioco il nostro stesso futuro.
Perché sono convinto di questo? Avremo il tempo di esplorare la risposta a tale domanda nel corso del libro, ma la cosa importante da comprendere fin da ora è che la globalizzazione delle multinazionali non è un fenomeno nuovo e non è nemmeno qualcosa che accadrà in futuro, che possiamo pianificare e guidare: sta accadendo ora. Non vi è quasi più alcuna nazione al mondo non toccata e ridefinita dalle grandi multinazionali. Vi sono poche persone le cui giornate non siano direttamente strutturate dalle scelte di quei colossi, dal cibo che decidiamo di cucinare per cena agli attrezzi che usiamo per lavorare e mantenere le nostre famiglie. Persino gli aeroporti e gli ospedali dipendono in larga misura dal comportamento delle grandi compagnie petrolifere e automobilistiche, così come i mezzi di informazione e i nostri spostamenti.
La scheda del libro
cari lettori.
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La notizia mi arrivò dopo aver attraversato tutta la bidonville. Era un pomeriggio moderatamente caldo…
Era perfetta: fronte alta, occhi distanti, orecchie piccole, mento volitivo, labbra ben disegnate, denti…
«…le piccole cose che danno sapore alla vita me le godo tutte, per gioire mi basta guardare una…
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