Darcey McGonigle non festeggiava i compleanni. A quel punto, non ne vedeva lo scopo.
Da bambina, naturalmente, era stato diverso: i compleanni erano festicciole chiassose a base di cibi proibiti, dolciumi appiccicosi e bibite gassate dai colori vivaci, e c’erano i regali impacchettati in carta speciale, ornati di nastri. Allora sì che i compleanni erano divertenti e magici.
Adesso il suo compleanno le ricordava solo che era più vecchia e che la sua vita, per molti versi, era un tantino deludente se confrontata alle aspettative di un tempo, quando pensava di essere una principessa delle favole. (Quella fase era durata circa un anno, durante il quale aveva indossato vestiti rosa con i vezzosi nastri e i fermagli che sua madre le appuntava tra i capelli biondi ondulati. Poi aveva deciso che le principesse erano fuori moda. Con grande orrore della madre si era tagliata i capelli da sola e aveva giurato che non avrebbe mai più indossato un vestito. Alla fine ci aveva ripensato, ma aveva bandito per sempre il rosa dal suo guardaroba.)
Ovviamente nessuno si ritrova a fare la vita che ha immaginato, pensò mentre era sotto la doccia. Regolò la temperatura dell’acqua e passò in rassegna i desideri espressi nei vari compleanni: diventare una cantante famosa (decimo); aumentare di almeno una taglia di reggiseno (quattordicesimo); trovare l’anima gemella (a più riprese dal quindicesimo in poi, ma accantonato ormai da un paio d’anni); certo non era così stupida da pensare che si sarebbero avverati. E si rendeva conto che le cose che voleva a dieci, a venti o persino a trent’anni non erano necessariamente le stesse che avrebbe voluto adesso. Ma il mattino del suo trentaquattresimo compleanno (pensare di compierne trentaquattro la faceva sentire spaventosamente più vecchia del giorno prima, quando ne aveva ancora trentatré) aveva la fastidiosa sensazione che il tempo avesse all’improvviso affrettato il passo lasciandola indietro. Non era ancora realmente consapevole di quello che voleva dalla vita. Niente, assolutamente niente, era andato secondo i suoi programmi. Il che non era per forza un male, rifletté mentre si versava un docciaschiuma alle mandorle e al miele sulle spalle, ma per una volta le sarebbe piaciuto fare un piano e vederlo andare in porto. D’accordo, non aveva mai imparato a cantare, la taglia del reggiseno si era fermata a una seconda senza gloria e senza infamia, e non aveva neppure trovato l’uomo dei suoi sogni. Non era un dramma. Però sarebbe stato bello, se almeno uno dei desideri della lista si fosse concretizzato.
Maledetti compleanni, borbottò vestendosi dopo aver perso un sacco di tempo a domare il groviglio di capelli, lottando con phon, piastra e quantità industriali di lozione anticrespo.
Così, uscendo per andare al lavoro, non degnò di un’occhiata la cassetta della posta…

 

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