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	<title>Incipit</title>
	<link>http://incipit.ormedilettura.com</link>
	<description>Le prime righe delle tue future letture</description>
	<pubDate>Wed, 14 May 2008 15:05:29 +0000</pubDate>
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		<title>Buona lettura</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2008 15:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>incipit</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[cari lettori.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>cari lettori.</p>
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		<title>Le prime righe di &#8220;Ma l&#8217;amore non finisce&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 12:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>incipit</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Passioni &amp; sentimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[ Darcey McGonigle non festeggiava i compleanni. A quel punto, non ne vedeva lo scopo.
Da bambina, naturalmente, era stato diverso: i compleanni erano festicciole chiassose a base di cibi proibiti, dolciumi appiccicosi e bibite gassate dai colori vivaci, e c’erano i regali impacchettati in carta speciale, ornati di nastri. Allora sì che i compleanni erano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img border="0" vspace="20" align="left" width="140" src="http://www.sperling.it/allegato/?tipo=MED&amp;categObj=IMM&amp;cod_allegato=-1&amp;isbn=978882004539&amp;codSoc=55&amp;codSito=SK&amp;nvpic=%2Fsperling%2Fimages%2Fnondisponibile.gif" hspace="10" height="215" /> Darcey McGonigle non festeggiava i compleanni. A quel punto, non ne vedeva lo scopo.<br />
Da bambina, naturalmente, era stato diverso: i compleanni erano festicciole chiassose a base di cibi proibiti, dolciumi appiccicosi e bibite gassate dai colori vivaci, e c’erano i regali impacchettati in carta speciale, ornati di nastri. Allora sì che i compleanni erano divertenti e magici.<br />
Adesso il suo compleanno le ricordava solo che era più vecchia e che la sua vita, per molti versi, era un tantino deludente se confrontata alle aspettative di un tempo, quando pensava di essere una principessa delle favole. (Quella fase era durata circa un anno, durante il quale aveva indossato vestiti rosa con i vezzosi nastri e i fermagli che sua madre le appuntava tra i capelli biondi ondulati. Poi aveva deciso che le principesse erano fuori moda. Con grande orrore della madre si era tagliata i capelli da sola e aveva giurato che non avrebbe mai più indossato un vestito. Alla fine ci aveva ripensato, ma aveva bandito per sempre il rosa dal suo guardaroba.)<br />
Ovviamente nessuno si ritrova a fare la vita che ha immaginato, pensò mentre era sotto la doccia. Regolò la temperatura dell’acqua e passò in rassegna i desideri espressi nei vari compleanni: diventare una cantante famosa (decimo); aumentare di almeno una taglia di reggiseno (quattordicesimo); trovare l’anima gemella (a più riprese dal quindicesimo in poi, ma accantonato ormai da un paio d’anni); certo non era così stupida da pensare che si sarebbero avverati. E si rendeva conto che le cose che voleva a dieci, a venti o persino a trent’anni non erano necessariamente le stesse che avrebbe voluto adesso. Ma il mattino del suo trentaquattresimo compleanno (pensare di compierne trentaquattro la faceva sentire spaventosamente più vecchia del giorno prima, quando ne aveva ancora trentatré) aveva la fastidiosa sensazione che il tempo avesse all’improvviso affrettato il passo lasciandola indietro. Non era ancora realmente consapevole di quello che voleva dalla vita. Niente, assolutamente niente, era andato secondo i suoi programmi. Il che non era per forza un male, rifletté mentre si versava un docciaschiuma alle mandorle e al miele sulle spalle, ma per una volta le sarebbe piaciuto fare un piano e vederlo andare in porto. D’accordo, non aveva mai imparato a cantare, la taglia del reggiseno si era fermata a una seconda senza gloria e senza infamia, e non aveva neppure trovato l’uomo dei suoi sogni. Non era un dramma. Però sarebbe stato bello, se almeno uno dei desideri della lista si fosse concretizzato.<br />
Maledetti compleanni, borbottò vestendosi dopo aver perso un sacco di tempo a domare il groviglio di capelli, lottando con phon, piastra e quantità industriali di lozione anticrespo.<br />
Così, uscendo per andare al lavoro, non degnò di un’occhiata la cassetta della posta…</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004539">Leggi la scheda sul sito Sperling</a></p>
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		<title>Le prime righe di &#8220;La scelta di Said&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 15:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>incipit</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

		<category><![CDATA[Capire il presente]]></category>

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		<description><![CDATA[ La notizia mi arrivò dopo aver attraversato tutta la bidonville. Era un pomeriggio moderatamente caldo e ventoso, di quelli che recano un po’ di sollievo agli abitanti di Sidi Moumen, una di quelle giornate di aprile che non sembra possano conciliarsi con un avvenimento drammatico. Fu mio fratello Rachid a trasformare il corso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img border="0" vspace="20" align="left" width="140" src="http://www.sperling.it/allegato/?tipo=MED&amp;categObj=IMM&amp;cod_allegato=-1&amp;isbn=978882004448&amp;codSoc=55&amp;codSito=SK&amp;nvpic=%2Fsperling%2Fimages%2Fnondisponibile.gif" hspace="10" height="215" /> La notizia mi arrivò dopo aver attraversato tutta la bidonville. Era un pomeriggio moderatamente caldo e ventoso, di quelli che recano un po’ di sollievo agli abitanti di Sidi Moumen, una di quelle giornate di aprile che non sembra possano conciliarsi con un avvenimento drammatico. Fu mio fratello Rachid a trasformare il corso di quel pomeriggio. Mi si parò davanti mentre stavo uscendo di casa, mi mise una mano sulla spalla, mi guardò dritto negli occhi e tutto d’un fiato mi disse che Said era morto.<br />
Rimasi pietrificato, ma, se il mio corpo era incapace di muoversi, i miei sensi erano diventati più acuti: sentivo la mano di Rachid stringermi la spalla, come se si aspettasse che dovessi crollare da un momento all’altro. La luce del sole mi abbagliava, ma non potevo spostarmi. Ebbi la sensazione di essere letteralmente piantato a terra, con i piedi incollati alla gettata di cemento grezzo all’ingresso della casa. Poi arrivò una rabbia incontenibile: si formò nella mia testa, e come un’onda che si gonfia e travolge arrivò fino al mio braccio. Con violenza spostai la mano di mio fratello, come se in qualche modo fosse responsabile dell’accaduto. Con quel gesto la rabbia uscì dal mio corpo simile a uno sbuffo di vapore, e immediatamente fui invaso da una sensazione di tristezza, di delusione, di stanchezza. Barcollai e per un momento mi resi conto che ero sul punto di cadere a terra. Le mani di mio fratello mi afferrarono, le sue braccia mi strinsero. Mi lasciai riempire dal dolore e finalmente piansi sulla camicia bianca di Rachid. Mentre mi portava dentro casa mi accorsi, come in un sogno, della presenza di una piccola folla di conoscenti e vicini che mi guardavano smarriti, in silenzio.<br />
Mi ritrovai seduto, nel fresco della mia abitazione, con Rachid di fronte a me.</p>
<p><a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004448">Leggi la scheda sul sito Sperling</a></p>
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		<title>Le prime righe di &#8220;Gli orfani del male&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 15:33:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>incipit</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Suspense]]></category>

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		<description><![CDATA[Era perfetta: fronte alta, occhi distanti, orecchie piccole, mento volitivo, labbra ben disegnate, denti perfettamente allineati, capelli lunghi, setosi, dorati.
«Fräulein, per favore, spalancate bene gli occhi», chiese il medico chinandosi sulla giovane.
«Così?» replicò lei abbozzando una buffa espressione da gufo e roteando gli occhi nelle orbite.
La smorfia strappò un sorriso all’uomo in camice bianco, noto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img border="0" vspace="20" align="left" width="140" src="http://www.sperling.it/allegato/?tipo=MED&amp;categObj=IMM&amp;cod_allegato=-1&amp;isbn=978882004441&amp;codSoc=55&amp;codSito=SK&amp;nvpic=%2Fsperling%2Fimages%2Fnondisponibile.gif" hspace="10" height="215" />Era perfetta: fronte alta, occhi distanti, orecchie piccole, mento volitivo, labbra ben disegnate, denti perfettamente allineati, capelli lunghi, setosi, dorati.<br />
«Fräulein, per favore, spalancate bene gli occhi», chiese il medico chinandosi sulla giovane.<br />
«Così?» replicò lei abbozzando una buffa espressione da gufo e roteando gli occhi nelle orbite.<br />
La smorfia strappò un sorriso all’uomo in camice bianco, noto per l’austerità con cui svolgeva il proprio lavoro. Ma in quell’occasione aveva di che essere contento! Raramente gli era capitato di vedere una simile gradazione di azzurro, turchese, lapislazzuli…<br />
Due ametiste… pensò divaricando le palpebre con le dita per valutarne l’elasticità. La partoriente lo lasciava fare, come un animale con il veterinario.<br />
«E il padre?» s’informò il medico.<br />
La futura madre alzò le spalle con un sorriso d’impotenza. Un’infermiera gli porse allora una scheda personale.<br />
«Ingelheim, Gawain. Ventidue anni. Untersturmführer. Primo del proprio corso alla Burg Sonthofen. Ha un certificato di arianità che ne attesta la purezza da ben dodici generazioni. Ha ‘incontrato’ Fräulein Greve ad Halgadøm nella notte fra il 12 e il 13 maggio 1938…»<br />
«Confermate?» domandò l’uomo alla signorina Greve, cominciando a palparne l’addome.<br />
La ragazza annuì e farfugliò: «Vi confermo la data ma… il nome me l’avete appena comunicato voi, Herr Doktor».<br />
Questi non reagì. Le dita affondavano piano in quel ventre tondo, correndo dal pube all’ombelico. Si rese conto allora che stava istintivamente tamburellando una partita di Bach.<br />
La terza… si disse, non senza una punta d’orgoglio: la sera precedente l’aveva eseguita per la prima volta senza commettere errori! I figli l’avevano applaudito e la moglie era arrossita per la contentezza. Lui stesso era uscito completamente stordito dalla piccola esibizione in famiglia. Quelli erano i momenti che prediligeva. Quell’intimità fra arte e umano. Quella simbiosi fra la creazione più perfetta e la razza più pura! Ben presto i suoi figli sarebbero stati grandi. Ben presto quei giovani ariani avrebbero preso il testimone. Erano il futuro, l’avvenire della razza!<br />
Proprio come lui… pensò, percependo la testa del bambino attraverso la pelle. Spostò piano i lenzuoli e scoprì il sesso della donna, ancora più biondo, più solare dei capelli.<br />
Figlia di Eva, sii forte! disse fra sé.<br />
Passò dolcemente le dita sui peli, come a lisciarli, a lustrarli. L’infermiera s’irrigidì sorpresa, mentre la futura madre si limitò a sorridere. Tuffò gli occhi in quelli del medico, dove si fusero come ghiaccio nel fuoco. Una scossa tellurica. La nascita di un mondo.<br />
«Siete pronta?» le chiese.<br />
«Sono… pronta», rispose lei, con voce rotta non tanto dalla paura quanto dall’emozione.<br />
L’infermiera si avvicinò di un passo, spingendo un carrellino su cui erano disposti alcuni strumenti chirurgici. Poi inclinò il letto della partoriente, trasformandolo in un tavolo operatorio.<br />
«Allora iniziamo», dichiarò il medico con freddezza infilandosi un paio di guanti sterili.<br />
Il parto si svolse come in un sogno. La ragazza credeva di udire le voci degli angeli, ma in realtà erano le sue grida, i suoi gemiti. Era così impegnata, così galvanizzata che non percepiva più il dolore. La coscienza aveva avuto ragione dei nervi. Sentiva il proprio ventre devastato, le carni lacerate, ma tutto ciò era solo motivo di gioia, fonte di certezza. E lei vi si abbandonava completamente, immacolata come alla nascita.<br />
Non aveva mai conosciuto altri uomini. Era rimasta pura per quel soldato che aveva visto per lo spazio di una notte, di un’ora, di un bacio. Ma accogliendolo fra le braccia, dentro di sé, lasciandosi penetrare, era al Führer che offriva la propria verginità; era al Reich che donava la propria purezza, la propria innocenza, la propria bellezza. Non era incinta di un uomo, bensì di un paese. Una responsabilità che l’aveva guidata per nove mesi.<br />
I suoi fratelli l’avevano rinnegata, suo padre schernita. Solo sua madre aveva avuto la reazione giusta, sana: «Heidi, tu ci mostri la strada. Non prendertela con loro, prima o poi capiranno…»<br />
Ma lei non era arrabbiata. Come avrebbe potuto? La sua vita aveva assunto un significato, mentre loro vivevano nelle tenebre. La sua fede era cresciuta ogni giorno di più, così come quell’esserino così raro, così vero, dentro di lei.<br />
Ancora un’ultima fitta. Un grido acuto, abissale. E poi la gioia dell’infermiera.<br />
«È un maschio!» esultò la donna, mentre il medico tagliava il cordone ombelicale.<br />
Heidi piangeva di gioia. Solo dando un’occhiata all’orologio a pendolo della sala operatoria si rese conto che il parto era durato quasi cinque ore.<br />
In quell’istante incrociò lo sguardo del medico: pareva come svuotato di ogni emozione. Si strappò via i guanti con aria disgustata, serrando i denti.<br />
La giovane puerpera capì che qualcosa non andava…<br />
«Cosa… cosa succede?» riuscì a balbettare.<br />
Ma non l’ascoltavano. L’infermiera affidò il neonato al dottore, che lo prese nonostante la smorfia nauseata.<br />
Lo afferrò per la nuca e tese il braccio per mostrarlo alla madre.<br />
Il piccolo, con il collo storto, prese a mugghiare.<br />
Heidi non riusciva più a parlare. Quel bambino era una parte di lei. Si sentì come se qualcuno l’avesse presa per i capelli, impedendole di respirare.<br />
Il neonato diventava sempre più rosso, dibattendosi disperato, quasi stesse per esplodere. Il medico nel frattempo era passato dal ribrezzo a una crudele indifferenza. Nulla più filtrava dal suo sguardo d’acciaio.<br />
Heidi era paralizzata. Parole, odio, paura le si affollavano nella mente, ma lei non riusciva a parlare. Solo le lacrime le sconvolgevano il viso.<br />
Già, il viso…<br />
Il medico ostentò austerità, come un poliziotto foriero di cattive notizie.<br />
Sedette sul letto accanto a Heidi e le appoggiò il bambino sul petto. Istintivamente il piccolo tese le labbra ansimanti verso il seno roseo della madre, che però non osava più toccarlo. Come se temesse di attaccarsi troppo a lui, tanto che poi non avrebbe più voluto lasciarlo andare.<br />
Si limitava a fissare il visetto, che pareva sbigottito dal dolore, dal rumore e dalla luce; il mondo gli si era aperto in maniera così atroce. E poi, soprattutto, aveva quella piaga rosa, mostruosa, proprio in mezzo al volto.<br />
«Labiopalatoschisi», sentenziò il medico.<br />
La madre era disorientata.<br />
«Volgarmente detta ‘labbro leporino’», spiegò allora con voce ancora più neutra, come se stesse tenendo una lezione. «Fessura nella volta palatina, assenza di ugola… Classico, no?»<br />
Heidi non sapeva cosa rispondere. Pian piano il suo corpo si rilassò, ritrovando la capacità di movimento.<br />
Riuscì a tendere la mano fino al neonato, ma proprio in quell’istante scorse il gesto dell’infermiera che, con occhio attento, stava riempiendo una siringa.<br />
Non ebbe bisogno di fare domande, comprese subito…<br />
Sfiorò il neonato, ma il dottore fece un passo indietro, prese il bambino e lo tenne stretto a sé.<br />
L’infermiera gli porse la siringa.<br />
«Grazie, Schwester», disse. «Tenete voi il bambino, non vorrei che si agitasse.»<br />
«Noooooooo!!!» urlò la giovane madre, senza però riuscire ad alzarsi, come se fosse imprigionata in una corazza di gesso.<br />
Il medico accarezzò la testa del neonato con una mano, in un gesto così tenero che quasi ci si sarebbe aspettati che gli desse anche un bacio. Con l’altra però avvicinò la siringa al cranio.</p>
<p><a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004441">Leggi la scheda sul sito Sperling</a></p>
<p><a href="http://incipit.ormedilettura.com/files/2008/02/gxugfp1.pdf" title="Leggi una recensione (in pdf)">Leggi una recensione (in pdf)</a></p>
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		<title>Per Edi</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2008 14:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[«&#8230;le piccole cose che danno sapore alla vita me le godo tutte, per gioire mi basta guardare una delle mie rose che sboccia…»
Ti ricorderemo tutti così, Edi carissima: per la forza, la dolcezza e la felicità che riuscivi a mettere in tutte le cose.
Una collaboratrice unica, sensibile nel tradurre e nell’interpretare. Il fascino e l’originalità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«&#8230;le piccole cose che danno sapore alla vita me le godo tutte, per gioire mi basta guardare una delle mie rose che sboccia…»<br />
Ti ricorderemo tutti così, Edi carissima: per la forza, la dolcezza e la felicità che riuscivi a mettere in tutte le cose.<br />
Una collaboratrice unica, sensibile nel tradurre e nell’interpretare. Il fascino e l’originalità della tua scrittura rimarranno nei tuoi romanzi. Sei stata una vera scrittrice, anche perché umile e paziente: hai messo il tuo talento al servizio degli altri, senza narcisismo né supponenza. Ma soprattutto sei stata – e sarai sempre – per noi una grande amica, generosa e affettuosissima.<br />
Resterai sempre con noi.</p>
<p>Stellina, Nicoletta G., Giovanna, Sara, Patricia, Giovanni, Elisabetta A., Franca, Antonella B., Ilde, Elena M., Francesca M., Anna, Enrico, Maria Paola, Greta, Valentina, Francesca V., Benedetta, Silvia, Stefania, Antonella R., Gabriella S., Giuliana, Nicoletta B., Elena B., Tommy, Alice, Mariarosa, Piera, Francesca M., Emma, Elisabetta R., Alessio, Giulia, Laura C., Carlo V., Francesco, Andrea, Daria, Antonella C., Laura, Carlo M., Sabrina, Nicoletta M., Gabriella N., Silvia R., Silvia V., Serena, Marina, Nicoletta B., Cecilia, Monica, Silvia B., Paola, Margherita, Francesca C., Angelo D., Maria Elisa, Alessandra, Donata, Rachele, Roberta , Angelo C., Marina, Rita, Giorgio, Antonio, Sonia, Emanuela, Gabriela, Alessandro, Emad</p>
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		<title>Le prime righe di &#8220;Blaze&#8221;</title>
		<link>http://incipit.ormedilettura.com/2007/11/29/le-prime-righe-di-blaze/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 15:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Suspense]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://incipit.ormedilettura.com/2007/11/29/le-prime-righe-di-blaze/</guid>
		<description><![CDATA[George era nascosto dal buio. Blaze non lo vedeva ma la sua voce gli giungeva forte e chiara, burbera e un po’ ruvida. La voce di George sembrava sempre quella di una persona raffreddata. Aveva avuto un incidente da bambino. Non aveva mai spiegato quale, ma aveva un fior di cicatrice sul pomo d’Adamo.
«Non quella, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" vspace="20" align="left" width="140" src="http://www.sperling.it/allegato/?tipo=MED&amp;categObj=IMM&amp;cod_allegato=-1&amp;isbn=978882004383&amp;codSoc=55&amp;codSito=SK&amp;nvpic=%2Fsperling%2Fimages%2Fnondisponibile.gif" hspace="10" alt="blaze stephen king" height="225" />George era nascosto dal buio. Blaze non lo vedeva ma la sua voce gli giungeva forte e chiara, burbera e un po’ ruvida. La voce di George sembrava sempre quella di una persona raffreddata. Aveva avuto un incidente da bambino. Non aveva mai spiegato quale, ma aveva un fior di cicatrice sul pomo d’Adamo.<br />
«Non quella, scemo, è tutta piena di adesivi. Prendi una Chevy o una Ford. Colore scuro, verde o blu. Due anni. Non uno di più, non uno di meno. Nessuno se le ricorda. E senza adesivi.»<br />
Blaze passò oltre la piccola vettura con gli adesivi e continuò a camminare. Sebbene ovattato, il ritmo del basso arrivava fin lì, in fondo al parcheggio della birreria. Era sabato sera e il locale era affollato. Faceva un freddo cane. Era sceso in città con l’autostop, ma ormai era all’aperto da quaranta minuti e gli si erano intorpidite le orecchie. Aveva dimenticato il cappello. Dimenticava sempre qualcosa. Aveva fatto per togliersi le mani dalle tasche della giacca e coprirsi le orecchie, ma George l’aveva stoppato. George aveva detto che gli si potevano congelare le orecchie ma non le mani. Non aveva bisogno delle orecchie per mettere in moto una macchina collegando i cavi dell’accensione. Erano a meno quindici.<br />
«Quella là», disse George. «Alla tua destra.»<br />
Blaze guardò e vide una Saab. Con un adesivo. Non sembrava affatto la macchina giusta.<br />
«Quella è la tua sinistra», disse George. «Alla tua destra, scemo. La mano con cui ti scaccoli il naso.»<br />
«Scusa, George.»<br />
Sì, si comportava di nuovo da scemo. Sapeva scaccolarsi il naso con tutte e due le mani, ma riconosceva la destra, la mano con cui si scrive. Pensi a quella mano e guardi da quella parte. Lì c’era una Ford verde scuro.<br />
Blaze si avvicinò alla Ford con meticolosa naturalezza. Si guardò alle spalle. La birreria era un locale universitario chiamato The Bag. Era un nome stupido, sembrava alludere alla sacca dove hai dentro le palle. Era un seminterrato. Il venerdì e il sabato sera c’era una band a suonare dal vivo. Doveva essere pieno zeppo e ben riscaldato, con un sacco di ragazzine in minigonna a contorcersi come forsennate. Sarebbe stato bello andarci, giusto per dare un’occhiata&#8230;<br />
Si avviò verso l’auto con studiata noncuranza.<br />
«E quella camminata che cosa mi vorrebbe dire?» chiese George. «Ti stai facendo le vasche del sabato pomeriggio? Non la daresti a bere neppure a mia nonna guercia. Falla finita, per piacere.»<br />
«Stavo solo&#8230;»<br />
«Sì, so cosa stavi. Concentrati sul tuo lavoro.»<br />
«Va bene.»<br />
«Che cosa sei, Blaze?»<br />
Abbassò la testa, tirò su con il naso. «Sono uno scemo.»</p>
<p><a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004383">Leggi la scheda sul sito Sperling</a><br />
 </p>
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		<item>
		<title>Le prime righe di: Obiettivi quasi sbagliati</title>
		<link>http://incipit.ormedilettura.com/2007/11/25/le-prime-righe-di-obiettivi-quasi-sbagliati/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2007 10:44:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Capire il presente]]></category>

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		<description><![CDATA[I veri prigionieri siamo noi
Siena. Pomeriggio di fine luglio del 2007. Sono in auto e accanto a me c&#8217;è Chiara Buoncristiani, senza il cui appassionato impegno questo libro forse non avrebbe visto la luce. Abbiamo lasciato la dottoressa Letizia Bossini, che lavora presso il Policlinico Santa Maria alle Scotte a un progetto di assistenza psicologica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" vspace="20" align="left" width="140" src="http://www.sperling.it/allegato/?tipo=MED&amp;categObj=IMM&amp;cod_allegato=-1&amp;isbn=978882004362&amp;codSoc=55&amp;codSito=SK&amp;nvpic=%2Fsperling%2Fimages%2Fnondisponibile.gif" hspace="10" height="207" /><em>I veri prigionieri siamo noi</em></p>
<p>Siena. Pomeriggio di fine luglio del 2007. Sono in auto e accanto a me c&#8217;è Chiara Buoncristiani, senza il cui appassionato impegno questo libro forse non avrebbe visto la luce. Abbiamo lasciato la dottoressa Letizia Bossini, che lavora presso il Policlinico Santa Maria alle Scotte a un progetto di assistenza psicologica alle persone colpite da sindrome da stress post-traumatico, che interessa molte vittime di attentati terroristici.<br />
Io e Chiara stiamo andando a Prato, dove trent’anni fa è stato ucciso il notaio Gianfranco Spighi, assassinato nel suo studio da un commando di Lotta armata per il comunismo. Raggiungiamo lo studio di un altro notaio, Francesco Nardone, professionista ben noto in città, consigliere nazionale dell’Ordine. Da vero gentiluomo meridionale, di Benevento per la precisione, Nardone ci accoglie con straordinaria ospitalità. Cerchiamo insieme a lui un modo per raccontare la storia del povero Spighi, facciamo telefonate, immaginiamo possibili interlocutori. Dalla chiacchierata emergono però due elementi che si riveleranno ostacoli insormontabili. Il primo è che Spighi non aveva figli. Il secondo è che un anno dopo l’attentato sua moglie si è tolta la vita, non reggendo al dolore di una perdita così irrimediabile, definitiva, spaventosa e ingiusta. Con la collaborazione del notaio Nardone cerchiamo testimoni, persone che fossero in qualche modo legate agli Spighi. Ma invano: troppo tempo è passato. Molti sono morti, qualcuno è troppo anziano per ricordare. Questo libro esce con un capitolo in meno. La vicenda di Gianfranco Spighi, come altre, rischia di essere per sempre consegnata all’oblio.<br />
Ecco la prima ragione per proporre questo volume: dare un contributo alla memoria, che è certamente quella ufficiale, nota, celebrata, ma anche memoria «privata», la più nascosta e la meno raccontata. Proprio l’elaborazione di questa memoria privata è il secondo scopo del libro.<br />
I fatti di terrorismo, rosso o nero, nazionale e internazionale, hanno innanzi tutto sconvolto la vita di centinaia di famiglie. Innanzi tutto, non «anche». Occorre proporre un angolo visuale troppo spesso dimenticato nelle analisi e nei lavori di approfondimento che riguardano quel tempo tanto travagliato della storia italiana. Un angolo visuale che è stato ampiamente trascurato anche dalla politica.</p>
<p><a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004362">Leggi la scheda sul sito Sperling</a></p>
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		<title>Le prime righe di: &#8220;Il grande libro del poker&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 13:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tendenze]]></category>

		<category><![CDATA[Piaceri e golosità]]></category>

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		<description><![CDATA[È credenza comune che il Poker sia un gioco d’azzardo, cioè basato principalmente sulla fortuna. Niente di più sbagliato! Il solo fatto che lo si pratichi prevalentemente per soldi non implica che il Poker sia assimilabile alla Roulette o alle Lotterie. Certo una componente di fortuna c’è, ma il giocatore più bravo alla lunga vince, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" vspace="20" align="left" width="140" src="http://www.sperling.it/allegato/?tipo=MED&amp;categObj=IMM&amp;cod_allegato=-1&amp;isbn=978882004389&amp;codSoc=55&amp;codSito=SK&amp;nvpic=%" hspace="10" alt="poker de toffoli" height="202" />È credenza comune che il Poker sia un gioco d’azzardo, cioè basato principalmente sulla fortuna. Niente di più sbagliato! Il solo fatto che lo si pratichi prevalentemente per soldi non implica che il Poker sia assimilabile alla Roulette o alle Lotterie. Certo una componente di fortuna c’è, ma il giocatore più bravo alla lunga vince, almeno quanto nel Backgammon e nel Bridge.<br />
Credetemi, e non correte subito a farvi spennare appena assimilate le regole: poi dovreste maledire voi stessi e non la mala sorte. Nel mondo del Poker bisogna entrarci piano piano, con umiltà, studiare gradatamente come funziona e solo quando ci si sente davvero pronti, rischiare qualche cosa. Il sapiente dosaggio di abilità e fortuna è l’ingrediente che accomuna il Poker al Backgammon e al Bridge.<br />
Ma il Poker va oltre, è l’unico gioco che racchiude in sé tutte e quattro le «pulsioni» del ludico individuate e magistralmente descritte da Roger Caillois nel suo I giochi e gli uomini: Agon (l’abilità, l’agonismo), Alea (la fortuna), Mimicry (la maschera, che nel Poker principalmente si concretizza nel bluff) ed infine Ilinx (la vertigine, coi fiumi di adrenalina che scorrono durante le scommesse).     </p>
<p>Il Poker, in qualsiasi forma venga giocato, consiste in una serie di scommesse su chi avrà la combinazione migliore al termine della mano. L’emozione deriva dal fatto che si tratta di un gioco a informazione incompleta: i giocatori vedono solo alcune delle carte che sono in gioco e l’abilità sta nel dedurre quello che potrà succedere e decidere di conseguenza quali scommesse fare. Più un giocatore riuscirà a prendere decisioni corrette, più sarà vincente. I professionisti sono più bravi degli altri perché in proporzione prendono un maggior numero di decisioni corrette. Vedono le proprie carte, calcolano le probabilità di migliorarle, ipotizzano quali potrebbero essere le carte degli avversari e come potrebbero migliorare, valutano la convenienza matematica delle varie opzioni.</p>
<p><a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004389">Leggi la scheda sul sito Sperling</a></p>
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		<title>Le prime righe di: &#8220;La saga dei sognatori - La grande dea&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2007 17:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Passioni &amp; sentimenti]]></category>

		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Era un periodo di incertezza nel nido del Vlagh, giacché nessuna notizia di vittoria era giunta fino ad allora da parte dei servitori-guerrieri che avevano seguito le tane sotterranee verso le ampie acque che si estendono sotto il tramonto.
Tutto si era svolto come doveva, all’inizio, mentre i servitori-guerrieri si erano mossi lungo quei percorsi sotterranei, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" vspace="20" align="left" width="140" src="http://www.sperling.it/allegato/?tipo=MED&amp;categObj=IMM&amp;cod_allegato=-1&amp;isbn=978882004376&amp;codSoc=55&amp;codSito=SK&amp;nvpic=%2Fsperling%2Fimages%2Fnondisponibile.gif" hspace="10" alt="eddings grande dea" height="224" />Era un periodo di incertezza nel nido del Vlagh, giacché nessuna notizia di vittoria era giunta fino ad allora da parte dei servitori-guerrieri che avevano seguito le tane sotterranee verso le ampie acque che si estendono sotto il tramonto.<br />
Tutto si era svolto come doveva, all’inizio, mentre i servitori-guerrieri si erano mossi lungo quei percorsi sotterranei, uccidendo le cose-uomo di quella terra, e la gioia conosciuta dal nostro caro Vlagh non aveva trovato limiti, poiché una volta che la terra del tramonto fosse stata nostra, ci sarebbe stato tanto da mangiare e il Vlagh, che aveva deposto le uova da cui tutti noi eravamo nati, avrebbe potuto deporne ancora e il nostro numero sarebbe aumentato a dismisura e la supermente di cui tutti facciamo parte si sarebbe accresciuta, giacché essa si espande e diviene più complessa a ogni nuova covata.<br />
Impaziente era il nostro Vlagh, poiché nessuno dei suoi servitori, qualsiasi forma avesse, aveva ancora recato notizia della vittoria e, senza tale assicurazione, non poteva deporre le uova. Sebbene si spingesse con i sensi verso la terra del tramonto per interrogare la supermente sul successo dei suoi strani guerrieri, essa non rispondeva, e questo era oltremodo insolito.<br />
A mano a mano che i giorni arrivavano e svanivano, il nostro Vlagh diveniva sempre più irritabile, essendo la sua necessità di deporre le uova frustrata dalla mancanza di certezze. «Andate!» ordinò ai servitori-guerrieri che proteggevano il nido nascosto. «Andate a vedere e ritornate a dirmi ciò che debbo sapere.»<br />
Molti di essi dai denti velenosi corsero via e quelli di noi che sono i veri servitori addetti alla cura del nostro caro Vlagh e dei nuovi nati cercarono di assicurargli che tutto era come doveva essere.<br />
Ma così non era.</p>
<p><a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004376">Leggi la scheda sul sito Sperling</a></p>
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		<title>Le prime righe di: &#8220;Le ricette della memoria&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Oct 2007 11:33:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

		<category><![CDATA[Piaceri e golosità]]></category>

		<category><![CDATA[Benessere]]></category>

		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Un ricettario è sempre opera di uno chef o di un cuoco o di un aspirante cuciniere o di un professorino di cucina o di qualche dilettante allo sbaraglio. Non mi identifico con nessuna di queste categorie. Ho voluto, nonostante ciò, dare vita a una raccolta di ricette.
Lo sottolineo: una raccolta e non una creazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" vspace="20" align="left" width="140" src="http://www.sperling.it/allegato/?tipo=MED&amp;categObj=IMM&amp;cod_allegato=-1&amp;isbn=978882004072&amp;codSoc=55&amp;codSito=SK&amp;nvpic=%2Fsperling%2Fimages%2Fnondisponibile.gif" hspace="10" alt="paolini, ricette" height="199" />Un ricettario è sempre opera di uno chef o di un cuoco o di un aspirante cuciniere o di un professorino di cucina o di qualche dilettante allo sbaraglio. Non mi identifico con nessuna di queste categorie. Ho voluto, nonostante ciò, dare vita a una raccolta di ricette.<br />
Lo sottolineo: una raccolta e non una creazione originale, sebbene qua e là ci siano delle invenzioni «mignon» che forse sarebbe più corretto considerare come provocazioni. Mi definisco di conseguenza interprete (e non compositore) della memoria di creazioni altrui.<br />
Ritengo però di poter offrire un mio apporto importante sulla scelta delle materie prime, ovverosia sull’arte di fare la spesa; checché se ne dica, senza ingredienti di grande qualità non si partoriscono grandi piatti. C’è infatti chi afferma che un buon pesce fresco può rovinarlo solo il cuoco o la cuoca. La mia filosofia vede dunque nel prodotto il vero protagonista della tavola e, per questo, ho pensato di dedicare la prima parte del libro ai consigli per gli acquisti, frutto soprattutto di mie esperienze o di conoscenze trasmesse da artigiani del cibo, agricoltori e cacciatori del gusto.</p>
<p><a href="http://www.sperling.it/scheda/978882004072">Leggi la scheda sul sito Sperling</a></p>
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